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Il nostro metodo

Lavoriamo con l’Analisi della Domanda, un modello psicologico clinico che mette al centro non il sintomo, ma la richiesta che una persona, un gruppo o un’organizzazione rivolge a chi può aiutarla. Chi si rivolge a uno psicologo porta un problema, ma anche un’attesa: su che cosa dovrebbe cambiare, su chi dovrebbe cambiarlo, su che cosa significa farsi aiutare. Esplorare insieme questa domanda è già una parte del lavoro. Questo modo di lavorare vale nello studio come nei servizi. Che si tratti di un colloquio individuale, di un gruppo di neogenitori o di un progetto con un Municipio, ci chiediamo sempre quali emozioni organizzano il rapporto tra le persone e il loro contesto, e come quel rapporto può diventare più utile per chi lo vive. Di seguito i riferimenti che hanno formato il nostro modo di pensare: quelli professionali, da cui viene il metodo, e quelli politico-culturali, che orientano la nostra offerta di servizi.

I nostri riferimenti professionali

Sigmund Freud

Con Freud nasce l’idea che una parte importante della nostra vita psichica sia inconscia, e che parlarne, dentro una relazione, possa trasformarla. Da lui riprendiamo la convinzione di fondo: le emozioni non sono un disturbo da eliminare, ma un modo di conoscere e di dare senso a ciò che ci accade.

Ignacio Matte Blanco

Psicoanalista cileno che ha lavorato a lungo a Roma, Matte Blanco ha mostrato che l’inconscio ha una sua logica. È una logica diversa da quella razionale: tende a rendere simmetrico ciò che non lo è e a confondere la parte con il tutto. Da lui prendiamo uno strumento prezioso per capire come le emozioni costruiscono la realtà che viviamo.

Franco Fornari

Fornari ha portato la psicoanalisi fuori dallo studio, verso le istituzioni, la guerra, la vita sociale. Con la teoria dei codici affettivi ha proposto di leggere i rapporti sociali e organizzativi a partire dalle emozioni che li organizzano. È un passaggio decisivo per chi, come noi, lavora anche nei servizi e nelle comunità.

Renzo Carli

Professore di psicologia clinica alla Sapienza, Carli ha portato il pensiero di Matte Blanco e Fornari dentro una psicologia clinica che lavora non solo con l’individuo, ma con i contesti in cui vive. A lui si deve il concetto di collusione: una costruzione emozionale condivisa, quasi sempre inconsapevole, che orienta il modo di stare insieme. L’intervento psicologico consiste nel pensare questa collusione, invece di agirla. Con la Rivista di Psicologia Clinica ha dato a questo modello un luogo stabile di confronto e ricerca.

I nostri riferimenti politico-culturali

C’è anche un’idea di servizio che ci guida. La prendiamo da tre figure del Novecento italiano che hanno pensato l’impresa, pubblica o privata, come un’istituzione al servizio dello sviluppo di un Paese e di un territorio, e non solo del profitto. Per un ente del Terzo Settore che si occupa di inclusione lavorativa e di impresa sociale, sono riferimenti naturali. Per noi questi riferimenti si traducono in un modo di intendere i servizi psicologici: non come prestazioni da erogare, ma come luoghi in cui persone, comunità e istituzioni costruiscono insieme possibilità di sviluppo.

Alberto Beneduce

Economista e uomo delle istituzioni, Beneduce ha costruito tra le due guerre alcuni dei principali strumenti pubblici per il credito e lo sviluppo, fino all’IRI. Da lui riprendiamo l’idea che lo Stato possa farsi costruttore di strumenti competenti ed efficaci, capaci di sostenere chi da solo non ce la fa.

Adriano Olivetti

Olivetti ha pensato la fabbrica come una comunità: un luogo che produce, ma che si prende cura delle persone e del territorio in cui è radicato, con servizi sociali, cultura, architettura, partecipazione. Da lui riprendiamo la convinzione che lavoro e qualità della vita non siano in contrasto, e che un’impresa possa essere un bene per la comunità che la ospita.

Enrico Mattei

Mattei ha trasformato un ente destinato alla chiusura nell’ENI, dimostrando che l’impresa pubblica può essere intraprendente, autonoma e orientata all’interesse del Paese. Da lui riprendiamo il coraggio di costruire invece di gestire l’esistente, e l’idea che i servizi pubblici debbano essere all’altezza dei bisogni che servono.